Pensione Quota 100: una nuova conferma per i pensionati
Una recente sentenza del Tribunale di Prato, ottenuta dall’avv. Chiara Settesoldi nell’interesse di un pensionato, aveva già affrontato una questione di grande attualità: cosa accade quando chi percepisce la pensione Quota 100 svolge una breve attività lavorativa?
Nel caso esaminato, il pensionato aveva lavorato per soli dodici giorni, percependo un compenso di 248,73 euro. L’INPS aveva invece richiesto la restituzione di oltre 13.000 euro di pensione, ritenendo che anche una breve attività lavorativa comportasse la perdita dell’intero trattamento pensionistico per tutto l’anno.
Il Tribunale di Prato ha accolto la tesi sostenuta dall’avv. Settesoldi, escludendo che la legge possa determinare la perdita dell’intera pensione annuale in presenza di un’attività lavorativa così limitata. La restituzione è stata quindi circoscritta al solo rateo del mese nel quale si era svolto il lavoro.
La soluzione è stata recentemente rafforzata dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 26864 del 14 ottobre 2026 Cassazione civile, Sezione lavoro, sentenza n. 26864 del 14 ottobre 2026.
La Suprema Corte ha chiarito che il divieto di cumulo tra pensione Quota 100 e redditi da lavoro non comporta automaticamente la perdita dell’intera pensione per l’anno solare. La conseguenza deve essere proporzionata al reddito effettivamente percepito e non può trasformarsi in una sanzione non prevista espressamente dalla legge.
La pronuncia valorizza un principio di equilibrio: il pensionato non può cumulare integralmente la pensione con un reddito da lavoro incompatibile, ma non può neppure essere privato di un’intera annualità pensionistica per avere lavorato pochi giorni e percepito un compenso di modesta entità.
La sentenza del Tribunale di Prato si inserisce quindi in un orientamento oggi particolarmente significativo. Il lavoro svolto dall’avv. Settesoldi ha consentito di tutelare concretamente il diritto del pensionato e di contribuire, anche sul piano giudiziario, a una lettura della disciplina più proporzionata e rispettosa della funzione previdenziale della pensione.
Resta comunque importante esaminare ogni posizione individualmente, verificando la natura del rapporto di lavoro, la durata dell’attività, il reddito percepito e le somme eventualmente già recuperate dall’INPS.







